Corpo e anima per le protagoniste delle opere di Shakespeare

Si è conclusa nel mese di aprile 2026 la 2° Rassegna di Teatro Popolare Veneto organizzata dal Circolo Cultura e Stampa Bellunese in collaborazione con il Comune di Puos d’Alpago e La Compagnia Teatrale SeQueris. La Casa della Gioventù di Puos d’Alpago si è trasformata in un vero e proprio teatro dove l’attrice Lucilla Giagnoni, nata a Firenze, ha messo in scena uno spettacolo di sua creazione e produzione intitolato “A pelle nuda sul palco” con l’interpretazione di opere di Shakespeare ambientate principalmente in Veneto. L’attrice, da anni impegnata in attività didattiche e di formazione per ragazzi e adulti, è autrice di meditazioni su testi fondamentali della letteratura portando in scena spettacoli come “Vergine Madre”, tratta dalla Divina Commedia e vincitrice del premio Persefone come miglior spettacolo teatrale in televisione, il “Cantico dei Cantici”,  “Ecce Homo”, con un intreccio tra la teoria dell’evoluzione di Darwin, le narrazioni della Bibbia e la figura letteraria di Pinocchio.

(in foto: Lucilla Giagnoni “A pelle nuda sul palco”)

Con lo spettacolo “A pelle nuda sul palco” lo spettatore fa un viaggio nell’universo letterario di Shakespeare, con l’interpretazione da parte dell’attrice di personaggi femminili e maschili, senza distinzione di genere, protagonisti delle opere più significative del grande autore inglese. Dal monologo della Giagnoni emerge però una forte denuncia sulla condizione della donna, poiché all’epoca dell’autore inglese le donne non potevano né scrivere né recitare, portando come testimonianza alcuni passi letterari tratti dai testi della famosa poetessa Emily Dickinson e mettendo anche in discussione la paternità delle opere stesse di Shakespeare a favore di una presunta scrittrice donna velata sotto mentite spoglie. A queste donne sul palco la Giagnoni toglie i veli di castità che nella storia letteraria le ricoprivano il volto e restituisce loro voce, anima e volto, rendendole il vero fulcro delle opere intramontabili del grande autore inglese: profili sospesi e tormentati di Giulietta e Romeo, di Desdemona e Otello, di Lady Macbeth e Macbeth.

Grazie ad un esercizio complesso di un teatro all’avanguardia, l’attrice si trasforma delineando le caratteristiche di queste donne attraverso espressioni mimiche e la sola modulazione della voce, e tutto si concentra sull’evocazione dell’anima e la pelle si fa nuda. L’impresa dell’attrice, che ha ricevuto al termine dello spettacolo il pieno consenso del pubblico con lunghi applausi, sta proprio in questo: far uscire le anime dei personaggi ed emerge chiaramente che le più misteriose e profonde sono proprio quelle femminili, vittime delicatissime legate ad un filo sottilissimo tra la vita e la morte. Sembra quasi impossibile, ma ogni donna, ognuna con il proprio destino, destino che l’attrice sul palco definisce come “Daimon” a partire dal nome di “Desdemona: Des-Daimon, senza destino, visto il crudele finale dell’opera”, si immola ogni giorno, a pelle nuda sul palcoscenico della vita, trasformando l’energia negativa in energia pulita, sana, ecologica, rinnovabile e sostenibile, al passo coi tempi, insomma.

Autore

  • Progettazione e coordinamento programmi con le scuole, teatro in lingua e capitale naturale