Quando una piccola piantina che cresce spontanea lancia grande un messaggio per i giovani: nella foto in alto una pianta di Borragine.

Prato vicino al campo di Villiago a Belluno – foto Martina Boito

Conoscere le proprietà delle piante alimurgiche che crescono spontanee nel territorio bellunese, le varie tipologie e il loro possibile utilizzo sia in cucina che per il benessere della persona, ha sensibilizzato i giovani studenti delle due scuole di Belluno: l’Istituto Agrario “Antonio della Lucia” di Feltre e l’Istituto  Professionale Alberghiero “Dolomieu” di Longarone, ponendo l’attenzione sul contesto che la natura mette a loro disposizione grazie al progetto FORMAT 2023 finanziato dalla Fondazione Cariverona “Agricoltura rigenerativa delle piante alimurgiche: dal campo alla tavola”.

Pianta di Tarassaco – foto Alberto Bogo

La partecipazione da parte degli studenti, dei loro docenti e degli esperti di progetto è stata giudicata positiva dal monitoraggio di valutazione della Fondazione Cariverona, perché tutti i partecipanti sono riusciti a lavorare insieme, collaborando ciascuno in base alle proprie competenze e rispondendo in maniera esaustiva alle possibili esperienze che si possono fare rispetto al tema proposto. Significativo è stato riconoscere come da un piccolo fiore si possa ottenere così tanto, sia come materia prima, sia per l’ambiente, combattendo la perdita della biodiversità. Gli studenti hanno dato vita a un campo catalogo e un campo produttivo che sono stati realizzati grazie al progetto sul terreno della sede pilota di Villiago di Veneto Agricoltura, agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario, che è possibile visitare percorrendo il sentiero che porta da Villiago alla Chiesa di Sant’Antonio Abate. Le piante scelte per allestire il campo, quale lascito futuro del progetto, sono state selezionate rispetto alla loro crescita spontanea e favorevole nei vari habitat del bellunese, tra cui lo spinacio di montagna Buon Enrico, il tarassaco, la Silene Strigoli, la Barba di Becco, la Borragine e altre simili. Grazie al progetto gli studenti hanno potuto sperimentare le competenze necessarie per poter diventare imprenditori agricoli del futuro e si è lavorato in sinergia con i due Istituti professionali seguendo il ciclo vegetativo delle piante, dalla semina alla raccolta, alla trasformazione, ai metodi di conservazione e al loro consumo con ricette che sono state ricercate anche dalla tradizione locale. Gli studenti hanno tenuto conto di diversi aspetti tra cui la loro riproducibilità e facilità di propagazione, le caratteristiche del suolo e del clima locale, le esigenze ecologiche e di coltivazione delle specie, il ciclo fenologico e la stagionalità anche ai fini gastronomici e la versatilità di utilizzo e conservabilità del prodotto finale (fresco, sott’aceto, sott’olio, cotto, bollito, lessato) intervistando le loro famiglie per capire quali piante venissero preferibilmente utilizzate in passato.

Caccia al tesoro per il riconoscimento delle piante con gli studenti dell’Istituto Agrario di Feltre – foto Alberto Bogo

I partner di progetto, Veneto Agricoltura e Unifarco, hanno raccolto comuni intenti per la salvaguardia dell’ambiente e il rispetto della natura dando un grande contributo in un percorso che hanno definito a 360°, dalla coltivazione alla elaborazione e consumazione della filiera produttiva nel settore primario: “Un’occasione formativa di qualità e incentrata su tematiche attuali e competenze spendibili nel mondo del lavoro che valorizza l’importanza del settore agricolo con azioni molto concrete”, ha commentato Marco Freguglia direttore della sede di Villiago per Veneto Agricoltura e Unifarco, con il contributo del profumiere Graziano Rombaldi, nelle aule del laboratorio di chimica dell’Istituto “Dolomieu” di Longarone, è riuscito a dimostrare agli studenti come si realizza un balsamo lenitivo con le piante di borragine e rosmarino e un profumo per l’ambiente con essenze di pino e muschio. Diverse sono state anche le uscite sul territorio, una all’agriturismo Bon Tajer di Lentiai con dimostrazioni e degustazione a cura del cuoco Massimo Tremea, che ha abbinato sapori e consistenze, in particolare sull’uso in cucina di ortica, tarassaco e aglio orsino, un’altra uscita sul territorio si è tenuta a Bolzano Bellunese dall’esperto apicoltore Alessandro Zanon dove gli studenti hanno potuto sperimentare le qualità delle varie tipologie di miele ottenute da una vegetazione spontanea frutto di una agricoltura rigenerativa.

Pianta di aglio orsino campo di Villiago a Belluno – foto Alberto Bogo

Questa bella esperienza, che durante il suo percorso ha rispettato l’identità del progetto, si è tradotta in un pranzo conviviale organizzato nel maggio 2025 dagli studenti dell’Istituto “Dolomieu” di Longarone, che, quali futuri cuochi in erba, hanno saputo tradurre nei piatti proposti le qualità di profumi e sapori delle piante alimurgiche coltivate e raccolte da loro stessi insieme ai compagni, e che grazie all’aiuto dei loro docenti in particolare dell’esperto cuoco Gianluigi Sandi, sono stati in grado anche di valorizzarne le caratteristiche organolettiche e nutrizionali. Durante il pranzo i docenti, referenti del progetto, hanno voluto fare una sorpresa ai loro alunni esibendosi in un concerto strumentale, con brani allegri e pieni di speranza come “La vita è bella”: al violino la prof.ssa Lavinia Lasen dell’Istituto Agrario “A. della Lucia” di Feltre, al flauto traverso il prof. Matteo De Rosa dell’Istituto “Dolomieu” di Longarone e alla batteria il maestro Tammaso Sogne che, con dei cucchiai d’argento, è passato sulle spalle delle autorità presenti, facendoli vibrare. Il motto finale della presentazione degli studenti è stato: PROGETTO FORMAT 2023 Vivi locale, pensa globale, “Anche se sapessi che il mondo finirà domani, pianterei comunque un albero oggi” Martin Luther King. Per chi fosse interessato ad un approfondimento, sul sito del Circolo Cultura e Stampa Bellunese è disponibile la pubblicazione integrale del progetto.

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  • Progettazione e coordinamento programmi con le scuole, teatro in lingua e capitale naturale